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Recenti riforme in materia di diritto di famiglia, minori e adozioni

A cura dell'avv. Lucia Mancini 

Legge n.54 del 8.2.2006 che detta “Disposizioni in materia di separazione die genitori e affidamento condiviso dei figli”, modificando il codice civile agli artt. 155 e seguenti (oggi 337-ter c.c.) e pure il codice di procedura civile.

La normativa prevede che l’interesse del minore ad un equilibrato e continuativo rapporto con entrambi i genitori ed a crescere in serenità prevalga su qualsiasi altro interesse e diritto delle parti, e così diviene regola (e non più eccezione) che il giudice, che pronuncia la separazione personale dei coniugi, affidi i figli minori a entrambi i genitori, prevedendo che entrambi esercitino la potestà genitoriale e sancendo la possibilità di esercizio disgiunto della suddetta su questioni di ordinaria amministrazione. L’eventuale affidamento ad un solo genitore è quindi ora una eccezione, che deve essere motivata e conseguire all’accertamento rigoroso della inidoneità genitoriale.

La legge sull’affido condiviso sancisce inoltre il diritto dei figli di continuare a vivere il rapporto con ciascun genitore in modo completo e simile a quello vissuto durante la convivenza, ciò significa che ciascun genitore ha identico ruolo educativo nei confronti del figlio, e prevede che il minore possa essere ascoltato in giudizio, potendo dire la sua sulle questioni che lo riguardano o coinvolgono. Anche le decisioni del giudice sull’assegnazione della casa familiare e sull’ammontare degli assegni di mantenimento debbono rispondere al supremo interesse di tutela dei diritti della prole.

Purtroppo dalla sua entrata in vigore e per parecchio, le disposizioni non sono state in concreto completamente attuate in seno al processo civile di separazione e divorzio: i Tribunali non hanno gli strumenti per effettuare l’ascolto del minore, giudicato inopportuno presso le aule di giustizia e quindi spesso o non lo svolgono o, nei casi più fortunati, lo demandano a consulenti esterni; l’affido dei figli risulta sì formalmente condiviso, ma ha ancora le caratteristiche sostanziali tipiche di quello congiunto con le rigidità che lo caratterizzano.

Con la Legge n.219 del 10.12.2012 recante “Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali” ed il conseguente D.Lgs. n.154 del 28.12.2013 per la “Revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione” il Legislatore svolge un primo tentativo di revisione e razionalizzazione del quadro normativo – codicistico in tema di famiglia e minori con rafforzamento del concetto di bigenitorialità.

Infatti, le disposizioni non operano solamente il riordino del codice dal punto di vista formale abrogando talune norme ed introducendo i Capi I e II del titolo IX del Libro I del codice civile (sulle persone e la famiglia) ma prevedono l’unicità dello status di figlio mediante la completa parificazione tra figli nati fuori e all’interno del matrimonio, con l’eliminazione delle espressioni legislative “naturale”, “legittimo”, “figli nati fuori o nel matrimonio” e parificando gli aspetti relativi alle responsabilità genitoriali, al diritto ad avere rapporti con i parenti dei genitori, oltre che i diritti successori, questi ultimi addirittura con previsione di efficacia retroattiva delle relative norme.

Con questa importante riforma l’asse di tutela si sposta dal diritto potestativo dei genitori al dovere nascente dalla genitorialità: è dunque ora il minore il solo soggetto dei diritti, mentre il genitore è gravato dei conseguenti doveri.

Successivamente si registrano degli interventi legislativi in materia di diritto di famiglia aventi carattere meramente tecnico e procedurale, quale il Decreto Legge n. 132/2014 convertito nella Legge n. 162/2014, finalizzato a dettare “Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione e altri interventi per la definizione dell'arretrato in materia di processo civile".

L'art. 6 del II capo del predetto decreto è dedicato alla particolare ipotesi di negoziazione assistita in materia di separazione e divorzio. Profondamente modificata in sede di conversione, la disciplina prevede che tramite la convenzione di negoziazione assistita (da almeno un avvocato per parte, regolarmente iscritto all’albo) i coniugi possano raggiungere una soluzione consensuale di separazione personale, dicessazione degli effetti civilio discioglimento del matrimonio (nei casi di cui all'art. 3, 1° comma, n. 2, lett. b) della l. n. 898/1970), nonché di modifica delle condizioni di separazione o divorzio precedentemente stabilite. La procedura è applicabile, a seguito delle modifiche apportate in sede di conversione del decreto, sia in assenza che in presenza di figli minori o di figli maggiorenni, incapaci, portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti.

L’art.12 del medesimo capo II disciplina inoltre la possibilità per i coniugi di concludere, innanzi al sindaco, quale ufficiale dello stato civile, con l'assistenza facoltativa di un avvocato, un accordo di separazione personale ovvero di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, nonché di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio, purché non vi siano figli minori, figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave, ovvero economicamente non autosufficienti.

Altra importante novità di carattere processuale è stata introdotta dalla Legge n.55 del 6.5.2015 recanti “Disposizioni in materia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché di comunione tra i coniugi”.

Le nuove disposizioni modificano la legge n. 898/1970, c.d. legge sul divorzio, riducendo sensibilmente i tempi per addivenire allo scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, che sono ora stabiliti in 6 mesi nell’ipotesi di separazione consensuale e in un anno in caso di separazione giudiziale, e ciò indipendentemente dalla presenza o meno di figli.

L'art. 2 della l. n. 55/2015 aggiunge inoltre un comma all'art. 191 c.c. andando così ad anticipare il momento dello scioglimento della comunione tra i coniugi, che precedentemente era previsto con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione, ed è ora anticipato al momento in cui il presidente del tribunale, all'udienza di comparizione, autorizza la coppia a vivere separata (per le separazioni giudiziali), ovvero alla data di sottoscrizione del verbale di separazione omologato (per le consensuali).

Ultima importante e “rivoluzionaria” riforma è compiuta con la Legge n.76 del 20.5.2016, che introduce in Italia una “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze“.

L’unione civile è una specifica formazione sociale, alternativa e diversa dal matrimonio, che si costituisce mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni, trascritta poi in un apposto registro, e dalla quale derivano, per le parti, specifici diritti e doveri cui non è possibile derogare. Con la costituzione dell’unione civile le parti avranno gli stessi diritti e gli stessi doveri, obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione, e ciascuna in relazione alle proprie sostanze e capacità lavorative saranno tenuti a contribuire ai bisogni comuni, a concordare l’indirizzo di vita familiare e a fissare la residenza comune; quanto al regime patrimoniale le parti dell’unione civile possono optare per la comunione o la separazione, richiamando la legge le norme sui rapporti patrimoniali tra coniugi in quanto compatibili. Non è prevista la separazione, bensì una procedura di scioglimento diretto tramite dichiarazione di volontà da rendere all’Ufficiale di Stato Civile.

Non si applicano alle unioni civi le norme sull’adozione, né è previsto il meccanismo della stepchild adoption (ovvero l’adozione del figlio del coniuge); tuttavia da segnalare che recenti sentenze di Tribunali di merito prima e della Cassazione poi hanno aperto uno spiraglio a questa forma di adozione in casi particolari, sancendo che il genitore omosessuale può legittimamente adottare il figlio del partner biologico, se tra questi sussiste un legame familiare stabile e consolidato.

La legge regolamenta anche la convivenza di fatto ed istituisce i contratti di convivenza, stabilendo che per conviventi di fatto s’intendono due persone maggiorenni (indifferentemente se etero o omosessuali) unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile; si tratta di un modello familiare che non richiede per la sua costituzione alcuna formalizzazione, bastando la sola presenza dei citati elementi per far scaturire in capo a ciascun convivente una serie di diritti e doveri sia nei confronti di terzi che nei confronti dell’altro convivente e procedendo casomai, laddove si rende necessario l’accertamento della stabile convivenza, ad una semplice verifica anagrafica dovendo risultare la coabitazione da un certificato di stato di famiglia.

Il contratto di convivenza si risolve per recesso unilaterale, a seguito di matrimonio o altra unione, oppure in caso di decesso; in caso di cessazione della convivenza di fatto il giudice può riconoscere il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento.